La famiglia è la prima comunità umana, fondata sul “vincolo del sangue”, perché caratterizzata da una fondamentale omogeneità. Creando l’uomo e la donna, Dio ha istituito la famiglia umana e l’ha dotata della sua costituzione fondamentale: i suoi membri sono persone uguali in dignità, anche se vi è una diversità di responsabilità, di diritti e di doveri, per il bene comune della stessa famiglia.
La tradizione cristiana non impone un modello suo proprio di famiglia, ma indica un insieme di valori in ordine ai quali ogni famiglia può essere giudicata. In primo luogo, anche la vita familiare deve costituire una esperienza di autentico amore cristiano, come espressione di persone redente e della loro vita morale. La famiglia è un luogo di sperimentata solidarietà e dedizione incondizionata all’altro, una forma di coesistenza che si spinge al di là di se stessa per realizzarsi eventualmente in altre situazioni. La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare. “La famiglia, nella quale le diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale, è veramente il fondamento della società” (GS 52) e una scuola di umanità più ricca.
Dalla Scrittura ci vengono alcuni dati di fondo (assieme a prospettive più situate nel tempo e quindi caduche). Il testo sacro, prima di tutto, relativizza la famiglia, perché la fede cristiana non si esaurisce nel rapporto familiare, ma concede primato al Regno di Dio: anche i vincoli familiari passano in secondo piano di fronte alla chiamata di Dio (Mt 10,37) e da questa sottolineatura derivano la libera scelta del coniuge, le libere scelte dei figli e l’affermazione dei diritti del singolo rispetto a quelli del gruppo. I vincoli familiari, sebbene importanti, non sono assoluti: prima vocazione del cristiano è seguire Gesù, appartenere alla famiglia di Dio e condurre una vita conforme alla sua volontà (Mt 12,49).
Una seconda indicazione riguarda la strutturale parità fra uomo e donna (Gal 3,28): questa radicale uguaglianza viene asssunta come criterio dei rapporti tra marito e moglie, anche se non sono mancate le contraddizioni e gli errori nel corso del tempo. L’ultima indicazione che ci viene dalla Scrittura riguarda i criteri quotidiani dell’amore reciproco (Col 3,18s) e della sottomissione (Ef 5,21; 1Pt 3,9), vista nella prospettiva liberante dell’annuncio evangelico.
La Familiaris Consortio (1981) vede nella famiglia, “intima comunità di vita e di amore”, il luogo dove si forma una comunità di persone; questo compito si esplica a servizio della vita, sia nella fecondità, sia nell’impegno educativo, sia in altre forme di attenzione diffusa. La famiglia è chiamata ad essere scuola di socialità e di umanizzazione della società, senza dimenticare il suo contributo alla missione della Chiesa, di cui è volto domestico (LG 11). In effetti, “la famiglia cristiana offre una rivelazione e una realizzazione specifica della comunione ecclesiale” (FC 21); è una comunità di fede, speranza e carità, segno e immagine della comunione trinitaria. Partecipa all’opera creatrice del Padre attraverso la procreazione e l’educazione e le relazioni che si stabiliscono al suo interno la rendono una comunità privilegiata.
Per quanto concerne l’ambito sociale, la famiglia è cellula primaria e fondamentale della società (AA 11), che ha assunto configurazioni differenti nelle varie epoche storiche. In effetti le mutazioni sociali e culturali della società hanno modificato e non poco la struttura e la vita della famiglia in occidente, provocando soprattutto il passaggio dalla famiglia “patriarcale” alla famiglia “nucleare”. La prima, tipica della cultura agricola, era normalmente una famiglia allargata a vari nuclei familiari presenti sotto le stesso tetto e sotto la comune autorità di un capofamiglia, con una sua sufficienza educativa, culturale ed economica. I tempi moderni, invece, hanno dato vita a famiglie più ristrette, composte normalmente dai coniugi e dai figli, che hanno perso una loro stabilità compiuta, riscoprendo però relazioni libere e più autentiche.
L’autorità, la stabilità e la vita di relazione in seno alla famiglia costituiscono i fondamenti della libertà, della sicurezza e della fraternità nell’ambito del vivere civile. L’importanza della famiglia per la vita ed il benessere della società comporta per quest’ultima una particolare responsabilità nel sostenere e consolidare il matrimonio e la famiglia, con politiche e forme di tutela adeguate.
Nella famiglia, inoltre, ogni relazione diventa personale e motivata: la paternità divina fonda l’onore dovuto ai genitori da parte dei figli e motiva comportamenti di rispetto (pietà filiale), riconoscenza, obbedienza e aiuto responsabile. I genitori, invece, sono tenuti al compito educativo come all’estensione della loro fecondità coniugale; a loro spetta il dovere di educare alla fede e ai suoi contenuti; creare un contesto in cui ci sia formazione reciproca alle virtù; provvedere ai bisogni materiali, spirituali e culturali dei figli con forza e discrezione, accompagnandoli fino alla soglia delle decisioni. L’attenzione tra genitori e figli si riflette inevitabilmente anche sulle relazioni tra fratelli e sorelle e su ogni dinamica familiare. La comunità parrocchiale, infine, è la comunità eucaristica e il cuore della vita liturgica delle famiglie cristiane oltre che luogo privilegiato di formazione per genitori e figli.